Cisal, la riforma del lavoro e della P. A. tenga conto dell’importante ruolo della donna

Si attui una riforma del lavoro e della Pubblica Amministrazione che consenta alla donna che ha studiato e che lavora di poter svolgere e gestire con successo, se ne è capace, sia il ruolo di manager, che quello di mamma.

Le si dia l’opportunità di conciliare al meglio le due le cose, senza dover necessariamente scegliere l’una a scapito dell’altra.

Ad affermarlo, Alessandra Marzocchi, Responsabile Coordinamento Donne della Cisal.

La donna, a differenza del passato, deve oggi dividersi nel doppio ruolo, a volte difficile e critico sotto molti aspetti , di mamma e lavoratrice.

Eppure, nonostante abbia oggi raggiunto una certa emancipazione – dopo secoli in cui la società la relegava ad un ruolo secondario e di emarginazione -, tanto da rivestire anche posizioni apicali in ruoli un tempo tipicamente maschili quali ad esempio managers delle aziende di Stato, dirigente , magistrato e altri, essa è ancora vittima sia di discriminazioni sociali e lavorative, che di violenze, fisiche e psicologiche.

Nel nostro Paese, il mondo del lavoro, pubblico o privato che sia, non garantisce adeguate tutele a chi, in realtà, di lavori ne svolge ben due.

Perché la società e il mondo del lavoro moderno non consentono alla donna sia di far carriera che essere mamma senza necessariamente dover fare una corsa ad ostacoli o senza doversi sentire come una centometrista alla quale viene imposto di fare la sua gara con un sacchetto di cemento sulle spalle?

Perché nella P. A. – chiosa Paola Saraceni, Segretario Generale del Dipartimento Ministeri, Sicurezza e Presidenza del Consiglio, della Cisal Fpc – non si attuano quei reali e consistenti tagli della spesa pubblica – iniziando col ridurre in misura consistente i costi della politica e gli anacronistici vitalizi d’oro; le consulenze esterne; le consulenze esterne e le esternalizzazioni dei servizi pubblici; tagliando realmente le auto blu, gli elevati stipendi dei manager pubblici da portare ben al di sotto di quello ipotizzato (retribuzione del Presidente della Repubblica) – necessari a recuperare le risorse finanziarie con le quali riorganizzare con efficacia ed efficienza gli ambienti di lavoro?

Assodato oramai il concetto che una donna capace può giungere agli stessi livelli professionali di un uomo, perché ancora molti ambienti lavorativi, in particolare nella pubblica amministrazione, non le consentono di svolgere al meglio i suoi due ruoli?

Perché non si attua una riforma della P.A. che – magari tenendo conto delle proposte che in più occasioni noi della Cisal Fpc, abbiamo avanzato – consenta di rivedere verso l’alto le varie tipologie dei contratti di lavoro, magari anche nella direzione tale da dare una mano alle donne lavoratrici e mamme?

Perché non si prevedono orari di lavoro, ancor più flessibili  degli attuali, che consentano alla mamma lavoratrice di gestire al meglio la famiglia specie quando ha dei bambini piccoli che vanno a scuola?

Perché – conclude la responsabile del coordinamento donne – in tutti gli ambienti di lavoro, quelli pubblici in particolare, non si smette di considerare le donne in carriera come degli uomini in tailleur?

 

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