Reggio: Sergi/Ethos. Ma io non mi chiamo Pasquale

Reggio: Sergi/Ethos. Ma io non mi chiamo Pasquale

Nota stampa di Giovanni Sergi/Ethos. Un paio di giorni fa,un noto quotidiani nazionale,ha pubblicato la classifica che si riferisce alla vivibilità delle città italiane,in pratica dove si riesce a sfangarla meglio.

Reggio è risultata terzultima nella classifica tra i capoluoghi di provincia,che sconvolgente verità,direte voi.

Ma in effetti la classifica era solo parziale e non tutti i dati sono stati pubblicati,infatti Reggio risulta prima in assoluto nella sezione: “Ma io non sono Pasquale !!!”

Ricordate tutti,e a chi non ricorda consigliamo vivamente di riguardarla,la gag dove Totò raccontava ad un amico di aver preso una decina di sberle sul collo da un tizio a lui sconosciuto,che chiamandolo Pasquale lo gonfiava come una zampogna.

E alla domanda del perchè non avesse reagito lui rispondeva:” Ma io non sono Pasquale !!!”

La nostra città affonda ma noi tutti non siamo Pasquale perchè Pasquale è sempre un altro,il nostro vicino,il nostro amico,l’innominabile,chiunque fuorchè noi.

Quando ci arrivano bollette “siderali” per il consumo dell’acqua (sig) o per la raccolta dei rifiuti solidi urbani (arrisig),quando la città sprofonda al primo temporale,quando di sanità

si muore,quando le nostre scuole non vedono una mensa nemmeno per errore,quando il nostro lido comunale crolla,quando il lavoro è un miraggio e le strade ci invitano a non prendere la macchina,quando non siamo supportati ne da una ferrovia decente,ne da collegamenti con la Sicilia “umani”,quando vivere tra esplosioni e sparatorie diventa normale,noi non siamo mai Pasquale.

Certo la classe dirigente ( con rispetto parlando ) che nel passato e nel presente ha decisamente contribuito allo sfascio attuale ha le colpe principali,ma ha potuto fare quel che ha fatto perchè tanto sapeva che noi non siamo Pasquale.

La criminalità ha spadroneggiato per decenni e ancora lo fa,perchè tanto sapeva che a

Reggio non esiste neanche un Pasquale.  

Pasquale non sa di essere Pasquale mai,neanche quando accompagna i propri figli alla stazione per un viaggio di solo andata e spesso senza ritorno,così va la vita,si va dove il lavoro chiama.

Ma che Pasquale esiste altri lo sanno bene e tra qualche mese andranno a bussare alla sua porta per chiedere un voto per il compare,il cugino l’amico,si non ci sentiamo da tanto tempo ma sai…..

Chissà se un giorno gridando per strada: Pasquale ,qualcuno si girerà. 

 

 

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