Reggio – Catania: Responsabilità collettiva e sport, incontro con il maestro Giuseppe Torrisi

Incontro con Giuseppe Torrisi, elicotterista con la passione per lo sport.

Di Natalia Tassone – È veramente suggestivo il rapporto che lega lo sport alla responsabilità collettiva. Lo è ancor di più quando tutto ciò si contestualizza in un territorio bello quanto difficile qual è quello del Sud, in particolare Calabria e Sicilia, ma anche e soprattutto quando lo Sport, nell’idea collettiva, è considerato a torto uno sport che educa alla violenza, come spesso si pensa erroneamente delle arti marziali.

Così non è, ed a darcene testimonianza è Giuseppe Torrisi, un giovane catanese in servizio presso il Reparto Volo della Polizia di Stato di Reggio Calabria in qualità di pilota di elicotteri e maestro di Ju Jitsu, che pratica anche e quitazione a livello agonistico, partecipando a numerose gare di salto ad ostacoli.

Giuseppe Torrisi, credendo fermamente nel valore pedagogico, formativo e sociale dello sport, coniuga la sua professione con la pratica dello sport traendo da esso una serie di benefici e con grande spirito di sacrificio si divide tra il suo lavoro a Reggio Calabria ed i suoi sport a Catania dove gestisce anche una palestra in cui insegna Ju Jitsu in quanto cintura nera quarto DAN con la qualifica di Renshi.

Ma, come un’arte marziale può stimolare, far crescere e migliorare la responsabilità collettiva soprattutto in un territorio come il nostro, dove il tasso di delinquenza e di criminalità sfiora livelli di guardia?

Torrisi , che all’età di 45 anni ha all’attivo circa 40 anni di pratica delle arti Marziali perché ha iniziato ad approcciarsi a questa realtà all’età di 4 anni, ce lo spiega con un’appassionata riflessione dettata da una grande esperienza e dall’amore per i ragazzi che lui segue: “Sul piano psicofisico sono numerosi gli effetti benefici osservati nei bambini e nei ragazzi che praticano il Ju Jitsu come, per esempio, il miglioramento delle capacità comportamentali e relazionali; ciò che si osserva è un incremento della capacità di concentrazione, della disciplina e dell’autostima. Grazie a quest’arte marziale il ragazzo sviluppa un’organizzazione mentale che regola importanti sequenze psicomotorie e che, associata all’altro aspetto fondamentale del Ju Jitsu che contribuisce in maniera importante a migliorare le capacità di aggregazione e socializzazione, promuove la partecipazione ed il confronto costruttivo con i compagni, incoraggiando comportamenti coerenti ispirati alla sicurezza ed al rispetto.

Continua dicendo che “queste pratiche abituano gradualmente il ragazzo a controllare gli impulsi che possono causare poi conflitti a scuola o nella vita sociale, aiutandoli a rielaborare positivamente la prepotenza e l’aggressività.

Ragazzi con condotte violente o da bulli, dopo un anno di esercizio del Ju Jitsu, hanno messo in luce un importante progresso sul piano socio affettivo, così come è stato per i ragazzi vittime di bullismo in quanto l’aumento del senso di sicurezza in se stessi e dell’autostima contribuiscono a potenziare le capacità relazionali ed a combattere questo fenomeno, scottante e quanto mai attuale.

Secondo Torrisi, ancora, “l’aspetto importante che caratterizza la ricaduta positiva della pratica del Ju Jitsu sul ragazzo è che sia seguito da maestri carismatici, competenti sotto l’aspetto non solo tecnico ma anche delle qualità morali in quanto per i ragazzi il maestro diventa un punto di riferimento che va quasi a completarsi e ad integrarsi dal punto di vista educativo e formativo, con la famiglia. In questo modo, il Maestro, li può guidare nei cambiamenti psicofisici, che a quest’età risultano sempre delicati, che avvengono nel ragazzo in quanto il gruppo di cui si fa parte in palestra è vissuto come una società veramente unita e familiare, uno spazio in cui tutto viene ad essere condiviso in nome dell’aiuto reciproco tra i componenti il gruppo stesso.

Anche l’Equitazione svolge un ruolo assolutamente positivo nel percorso di crescita della persona in quanto, come spiega Torrisi, “l’interazione con un animale che è un essere pensante, con una sua personalità e con un carattere, che percepisce le emozioni del suo cavaliere e le elabora, vanno ad intersecarsi con le emozioni che il cavallo trasmette al suo cavaliere in un meraviglioso scambio reciproco di sensazioni e percezioni dove entrambi si danno qualcosa. L’assenza di comunicazione verbale aiuta la persona a crescere interiormente”.

Oggi fare sport è diventato parte della vita.

Ma lo sport è anche un’occasione straordinaria per creare una positiva rete di rapporti sociali. È una pratica che spesso porta a dare vita a belle amicizie che poi continuano anche fuori dall’episodio sportivo. Esso rinforza i sentimenti, è un microcosmo su cui si riverbera il macrocosmo della società odierna.

 

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