Calabria: Ampliamento discarica Scala Coeli, Legambiente non ci sta

Non si può investire sullo smaltimento, dobbiamo puntare sulla prevenzione, sulla raccolta differenziata, sul riuso e sul riciclo

Legambiente Calabria ritorna a parlare di discariche e del piano rifiuti ribadendo con forza la propria posizione in un momento in cui si sta pensando ad un ampliamento della discarica situata a Scala Coeli.

È impensabile che si chieda l’autorizzazione per l’ampliamento visto il contenuto del piano di rifiuti, recentemente approvato, il quale prevede discariche zero entro il 2020. Né dal punto di vista ambientale né dal punto di vista economico la discarica può rappresentare la soluzione al problema rifiuti. La discarica di Scala Coeli, non solo non è voluta dai sindaci del comprensorio e dai cittadini, ma risulta essere anche in contrasto con il modo virtuoso di gestire i rifiuti, pensare ad un ampliamento della stessa, quindi, è davvero fuori luogo.

La discarica di Scala Coeli è stata autorizzata dalla Regione Calabria nel 2010 ed è entrata in esercizio nel maggio 2015, ha una superficie di 60.000 mq e si possono conferire fino a 250 tonnellate al giorno di rifiuti. Si tratta di una discarica di rifiuti speciali, e pertanto, vengono conferiti scarti di lavorazioni industriali, artigianali, da attività commerciali e di servizi e dalle attività di demolizione, costruzione, e anche i rifiuti che derivano dagli impianti di trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati noti come impianti di trattamento meccanico biologico (TMB).

Quindi, se un Comune conferisce rifiuti (urbani) ad un impianto di trattamento, alla fine del processo i rifiuti che ne escono a valle delle lavorazioni sono classificati come speciali. Questo è il dato che ci preoccupa e allarma, perché vorremmo che si facesse luce sulla produzione di rifiuti speciali in Calabria di origine industriali, artigianali, da attività commerciali e di servizi e dalle attività di demolizione, costruzione e scavi attesa la nostra realtà industriale. Vorremo che i calabresi fossero informati su che tipo di rifiuti speciali vengono smaltiti nelle discariche autorizzate e la loro provenienza.

Non vorremmo che si compromettesse il futuro di un altro territorio come quello del basso Jonio cosentino e che la politica si prendesse le sue responsabilità nel fare scelte giuste dicendo dei NO di merito rispetto allo sviluppo di un territorio.

Occorre incrementare la raccolta differenziata della frazione organica e costruire soprattutto piccoli impianti di compostaggio aerobici per la produzione di compost certificato ed anche – li dove si necessita – di  impianti anaerobici con produzione di biometano. La componente umida nell’indifferenziato è anche causa della generazione del percolato, molto inquinante e spesso non raccolto e trattato secondo quanto previsto dalle norme.

La Regione Calabria ha in corso un bando per il miglioramento del servizio di raccolta differenziata, rivolto al 68% della popolazione calabrese, stanziando 34.331.047 euro: ne auspichiamo l’efficacia dei risultati conseguente alla spesa.

Programmare l’ampliamento di una discarica in questa fase non è coerente, in questo caso una discarica nel bel mezzo di una zona protetta poiché coperta dal marchio DOP “Bruzio” menzione geografica “Colline Joniche Presilane”, tra vigneti, terreni coltivati con il metodo biologico e dove resistono ancora gli ultimi allevamenti estensivi di bovini di razza podalica è davvero una scelta insensata ed insana. Il tutto pochi passi da torrenti affluenti del fiume Nicà che si trova poco distante.

Le soluzioni immediate e alternative alle discariche ci sono: l’Economia Circolare è la via da percorrere in quanto favorisce prevenzione, riuso e riciclo. “La Green Economy crea posti di lavoro molto più di quelli previsti per la gestione delle discariche – ha affermato Filomena Ierardi della segreteria regionale – Le discariche non servono perché non solo non creano posti di lavoro, ma distruggono i territori danneggiando la salute”.

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