Calabria: La “Questione Meridionale” da Gramsci a Rondolino”

Noi, insegnanti del Nord e del Centro Italia esprimiamo solidarietà nei confronti delle colleghe e dei colleghi del Sud che, riunitisi per manifestare a Napoli il 4 agosto scorso riguardo alle anomalie del procedimento di mobilità, sono stati apostrofati dal giornalista Fabrizio Rondolino sulle pagine del quotidiano l’Unità e tramite tweet con espressioni di carattere discriminatorio e razzista, lesive della loro dignità di docenti.

Le anomalie sono rilevate anche dalle Organizzazioni sindacali che, senza procedure trasparenti e pubbliche, vedono trasferiti lontani dal proprio luogo di residenza i docenti di tutta Italia ed in tutta Italia, in una confusione ed illogicità proprie delle azioni casuali e senza criteri di un folle algoritmo.

Desta meraviglia che un quotidiano nazionale, di cui socio azionista è un partito al governo del Paese, possa ospitare nelle sue pagine articoli di un giornalista che si è permesso di istigare la polizia alla violenza fisica sugli insegnanti in occasione di una manifestazione a Roma del giugno 2015 e che non perde occasione di gettare impropriamente discredito diffondendo informazioni non veritiere sul lavoro e la professionalità dell’intera categoria docente e che probabilmente confonde la realtà scolastica per il reality “Grande Fratello” da cui proviene.

Ci appelliamo alla deontologia professionale dei giornalisti perché la campagna diffamatoria nei confronti degli insegnanti italiani cessi al più presto in quanto compito della stampa non è disinformare, ma fornire elementi di conoscenza attendibili. Esortiamo quindi un impegno dei nostri colleghi “dottori” della stampa perché la conoscenza e la verità non vengano sacrificati e asserviti al potere di turno.

Un ultimo riferimento lo vogliamo fare a Gramsci, che del quotidiano L’Unità fu il fondatore con una citazione: Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia”.

Noi siamo Partigiani. Abbiamo deciso di stare dalla parte della scuola pubblica statale, dalla parte della Costituzione e della libertà di informazione.

 

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